In questo numero (editoriale)

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«Mediatrice di pace e comunione di amicizia»

 

         «Nexus pacis et familiaritatis communio»: è uno dei titoli che papa Alessandro IV attribuisce a Chiara nella Bolla di canonizzazione (42), un titolo estremamente attuale, in questo nostro mondo inquinato da tanta epidemia di inimicizia – non pensiamo solo alla ferocia delle guerre che sempre più ci travagliano, ma anche alle piccole battaglie quotidiane di tutti noi. Oggi più che mai c’è bisogno di un mondo che diventi amico, in cui ogni uomo possa essere amico e artigiano di comunione per l’intera famiglia umana. È il compito dei profeti – ha evidenziato il cardinale Zuppi nella Messa di apertura del Meeting di Rimini 2023 –, che «ci aiutano a vedere e cercare oggi, quando ancora non c’è, il nostro futuro, perché ci sia e perché ci sarà» («Lo sguardo»). La vita consacrata è per sua natura profetica, annuncia la vita «laddove sembra regnare solo la morte», è portatrice di speranza «laddove c’è solo un cumulo di macerie» (Rosalba Manes). Il profeta legge la storia alla luce della Parola di Dio e sa mostrare Cristo vivo e operante. Anche la nostra fragilità umana si configura come luogo di speranza, quando si apre alla grazia e alla relazione (don Sandro Carotta osb. inizia una nuova rubrica, «In vasi di creta»). Persino… da una tartaruga possiamo ricavare l’invito al dono nascosto di sé, a deporre con fiducia e con gioia le nostre «uova vuote» nella terra, per una fecondità più grande (sr. Sara Fedele D’Agostino).
         Sr. Chiara Ester Mattio conclude il suo «viaggio di carta» lungo i 60 anni di storia di Forma sororum: sentirci parte di un cammino ci aiuta a vivere con responsabilità il presente e ad aprirci con fiducia al futuro di Dio. I santi sono per noi maestri di desiderio e di continua crescita, che continuerà anche per l’eternità, come ci insegna san Gregorio di Nissa, il teorico dell’epéctasis (Chiara Somenzi). La Vergine Madre, la Panaghia, la Tuttasanta splende dinanzi a noi come l’umanità compiuta, la terra santa di Dio che ci indica la strada verso il Cielo (p. Manuel Valenzisi ofm. ci presenta la dottrina mariana di Nicola Cabasilas). Come ci ha invitato il Santo Padre nell’omelia a Marsiglia dello scorso settembre, a conclusione dei “Rencontres Méditerranéennes”, vogliamo guardare a Maria, che mettendosi in viaggio verso Elisabetta ci testimonia un Dio che «ci scomoda, ci mette in movimento, ci fa “sussultare”». «E noi vogliamo essere cristiani che incontrano Dio con la preghiera e i fratelli con l’amore; cristiani che sussultano, vibrano, accolgono il fuoco dello Spirito per poi lasciarsi bruciare dalle domande di oggi, dalle sfide del Mediterraneo, dal grido dei poveri, dalle “sante utopie” di fraternità e di pace che attendono di essere realizzate». Con Chiara, «mediatrice di pace e comunione di amicizia».

 

m.m.c.