Storia (Articoli / Documenti pubblicati... fra il 1963 e il 1972)

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(da Forma sororum VI (1969) 114-118)

Dopo un incontro ecumenico nel Monastero di Camerino

le Sorelle Clarisse di Camerino

 

Incontro con le sorelle di Darmstad

Nel giugno scorso, nel nostro monastero di Camerino ha avuto luogo un cordiale incontro ecumenico con due Sorelle di Maria, religiose evangeliche luterane di Darmstad (Germania). Da tempo le due comunità di Darmstad e di Camerino sono in relazione di fraterna amicizia.
Queste Sorelle luterane, nel loro breve soggiorno tra noi (ottenemmo di accoglierle entro la clausura e di ammetterle alla nostra vita di comunità) ci hanno commosse ed edificate. La freschezza della loro spiritualità, la gioiosa spontaneità del loro tratto, l’entusiasmo con cui vivono la loro vocazione, ci hanno indotte ad una revisione della nostra vita. Noi che possediamo la pienezza della Verità, noi che ci nutriamo ogni giorno del Corpo di Cristo, come viviamo la nostra vocazione?


Ma l’esame di coscienza verrà dopo. Ora desideriamo presentare le Sorelle di Darmstad.
La comunità delle Sorelle di Maria (Marienschwesterns) sorse tra le macerie della Germania, da circoli biblici preesistenti, durante l’ultima guerra, con uno scopo ecumenico: realizzare l’unità di amore tra i seguaci di Cristo. Essa vuole essere «un piccolo regno sacerdotale di amore votato al compito della preghiera, dell’adorazione e della predicazione, e soprattutto alla lode di Dio mediante una vita di fede assoluta. La forza motrice della comunità deve essere l’amore a Gesù, un amore nato dal pentimento quotidiano che spinge a condividere la povertà, l’umiliazione, il disprezzo e l’ubbidienza di Gesù».
Questo il piano preventivo tracciato dal primo nucleo nel 1945, quando la chiamata di Dio spronava alla realizzazione del progetto; ed è pure il bilancio consuntivo di questi 24 anni di esistenza. Il progetto di allora attuato attraverso difficoltà enormi, è oggi una luminosa realtà che dimostra come la fede, la preghiera, l’amore, siano ancora oggi forze valide capaci di ottenere miracoli.
Possiamo considerare le Sorelle di Darmstad nostre vere sorelle, sebbene di altra confessione, perché amano S. Francesco e ne vivono lo spirito, forse molto meglio di noi. Ne vivono la povertà, ne continuano la missione di praticare e predicare l’amore tra il popolo; come lui fanno della loro vita di preghiera, di lavoro, di servizio ai fratelli, un canto di lode e di riconoscenza al Signore. Anche esteriormente si presentano come figlie di S. Francesco: l’abito color nocciola, semplicissimo, il bianco cordiglio, il cappuccio di tela candida le fa sembrare graziosi fraticelli!

COME VIVONO LA POVERTÀ

Forti della Parola di Dio, che leggono e meditano continuamente, che consultano nei momenti di incertezza e nelle gravi decisioni, esse la trasformano in vita con una fede che non tentenna. Fiduciose nella Provvidenza, esse, senza fondi, senza entrate sicure, senza garanzie per l’avvenire, abbandonate completamente all’amore del Padre, vivono alla giornata, come dice il Vangelo e come voleva S. Francesco: «Non preoccupatevi per il domani».
In quel lontano 1945 non avevano tutte insieme che pochi marchi e una soffitta. Ma avevano una fede che sposta le montagne e strappa i miracoli. E avevano un motto: «Il nostro aiuto è nel nome del Signore!». Con questa sola ricchezza affrontarono il rischio. Dio raccolse questa sfida di amore e ripeté per le Sorelle di Maria i prodigi dell’Esodo. Venne il terreno per le costruzioni; arrivarono le somme necessarie al momento giusto, senza sollecitazioni; giunsero da ogni parte doni, mobili, stoviglie. Le scarse riserve alimentari non si esaurivano, sebbene le commensali aumentassero. Le costruzioni furono portate a termine senza un soldo di debito. E sì che si dovette affrontare, oltre al resto, il periodo oscuro della svalutazione della moneta!
Ora il Villaggio di Kanaan (così si chiama il complesso degli edifici di Darmstad che vuole riprodurre, anche nel nome, il paese di Gesù) richiama visitatori, turisti, fedeli di tutte le confessioni,per attingere a questa fresca sorgente che ristora lo spirito ed incita ad amare Dio e il prossimo. Ma quanta fede, quanta preghiera richiese la meravigliosa realizzazione! E, anche, quanto lavoro e quanto sacrificio!

LA FORZA DELL’AMORE

Il primo drappello delle Sorelle di Maria visse una vera età eroica. Ottenute gratuitamente dallo Stato le macerie di Darmstad, quasi rasa al suolo dai bombardamenti, andavano esse stesse a prelevare e a trasportare il materiale utilizzabile. Sotto la guida di esperti, scavarono le fondamenta, alzarono i muri, lavorarono sodo d’estate e d’inverno.
Durante il primo anno tutto andò bene, la Provvidenza si mostrò generosa senza farsi troppo pregare. Poi cominciò un periodo inspiegabilmente difficile. Il cielo pareva chiuso; la preghiera, protratta per notti intere, non otteneva nulla; gli aiuti non arrivavano più. Dio, forse, veniva meno alle sue promesse?
Invece di fare il processo a Dio, le Sorelle interrogarono la propria coscienza e scoprirono il motivo di quel silenzio. «Nello stare gomito a gomito durante i lavori, fece capolino la rabbia, l’invidia, i rimbrotti e la protesta, ad esempio contro un modo o l’altro di lavorare di una sorella. Toccavamo con mano di non aver mirato realmente a ciò che era più importante per il regno di Dio, che è regno di amore, vale a dire a consumarsi d’amore e di umiltà. Ragion per cui non poteva esserci dato il resto di cui abbisognavamo».
Così confessa candidamente la fondatrice, madre Basilea Schlink, nel volumetto delle memorie. Si umiliarono nel pentimento e ravvivarono la fiamma dell’amore, attenuata da piccole miserie umane. E la vita riprese il suo corso di sempre, nella gioia della ritrovata compiacenza del Padre. Quella esperienza fu provvidenziale per rinsaldare le basi della nascente comunità.
La cura nel conservare l’unità e lo scambievole amore, però, ha uno scopo più alto e più vasto. Mira alla finalità ecumenica per cui la comunità è sorta: «Siccome ciò che è vissuto porta con sé più forza che non mille discorsi, il Signore, ci ha anzitutto chiamate a praticare la missione ecumenica col cercare in tutti i modi di rappresentare, quale comunità di sorelle, una perfetta unità di amore. Se all’orizzonte si profilava qualche motivo di tensione, sapevamo di doverlo ad ogni costo dissipare, se non si voleva indebolire il nostro programma ecumenico».
Questo amore, purificato e rinnovato ogni giorno nel pentimento e nella preghiera, si trasforma in ansia per l’unità di tutti gli uomini nell’amore dell’unico Cristo. Due volte ogni giorno le Sorelle di Maria pregano per l’unità dei cristiani di tutte le confessioni. Ciò che forse noi, religiose cattoliche, molto spesso dimentichiamo di fare.

LODE PERENNE DI DIO

La vita delle Sorelle di Maria è permeata di adorazione, di lode, di riconoscenza a Dio, espresse con la gioia e il canto. Ogni minimo dono è accolto con un «grazie» cantato: «Padre, ti ringraziamo». Ogni momento della giornata, del lavoro, della preghiera, della conversazione fraterna, è scandito da un motivo musicale. Il repertorio delle canzoncine, graziosissime e moderne, composte e musicate dalle Sorelle stesse, ne contiene parecchie migliaia, già tradotte e cantate in diverse altre lingue.
La glorificazione di Dio col farne conoscere le opere e col portare gli uomini a magnificarlo ringraziandolo, è una missione di primo piano. Dopo la predicazione, il canto, le rappresentazioni bibliche svolte davanti a migliaia di visitatori (vere liturgie che scuotono profondamente le anime) ecco il sistema delle tavolette, con inciso un passo biblico e un versetto di lode, sparse nelle località dove lo splendore della natura attira folle di turisti. Questi taciti richiami contribuiscono a «riempire la terra della lode di Dio». «Tutte le strade – scrive la fondatrice – che sono in qualche modo possibili, vanno percorse, perché il richiamo giunga a tutti gli uomini».

IL NOSTRO ESAME DI COSCIENZA

Povertà autentica, amore fraterno sofferto e continuamente rinnovato, ansia ecumenica, glorificazione di Dio. Ce n’è più che a sufficienza per un serio esame di coscienza e per una revisione delle attuali posizioni anche di noi Clarisse.
Anzitutto la povertà. Ne discutiamo molto; ma, tirando le somme, dobbiamo concludere che forse siamo ben lontane dal concetto di povertà autentica, che ha informato la vita di Francesco e Chiara.
Anche a noi può succedere di adagiarci in una certa sicurezza per il domani: beni immobili, entrate assicurate o, se non altro, il ricorso troppo facile ai benefattori anche per cose non del tutto necessarie!
Queste nostre Sorelle di Darmstad vivono nel mondo di oggi, come noi; incontrano le nostre stesse difficoltà. Anch’esse debbono mangiare, vestirsi, spendere, avere una dimora. Eppure, si fidano ciecamente della Provvidenza e, per Regola, non chiedono nulla, non sollecitano doni o elemosine, non esigono compensi neppure per l’ospitalità, per i vari servizi di insegnamento o di assistenza. Quando la necessità urge, si rivolgono al buon Dio e attendono!... E Dio non ne delude mai l’aspettativa. La loro mensa ogni giorno è imbandita dalla carità di benefattori conosciuti o anonimi.
Se così avviene per esse, perché non potrebbe avvenire anche per noi? Perché noi che ci facciamo una gloria di essere seguaci del Poverello, di essere chiamate «povere suore», non cominciamo a vivere veramente da povere, che tutto attendono da Dio?
Utopia? Semplicismo? Ci sembra di no. L’esempio attuale delle Sorelle luterane ci assicura del contrario. Ci vuole anche in noi il loro coraggio, la loro fede, il loro spirito di preghiera, di adorazione e di lode.
E riguardo alla carità fraterna? Qui l’esame di coscienza deve farsi ancora più serio, oggettivo e spietato, perché tocca il punto nevralgico, quello che maggiormente preme al Signore e contro il quale, anche nei Monasteri, si può mancare con tanta facilità.
La causa profonda della scarsità di vocazioni non sarebbe forse da ricercarsi nella mancanza di vera autenticità nella nostra vita, e soprattutto nella mancanza di vero amore scambievole? I nostri fondatori, Francesco e Chiara, non solo esigevano tra i fratelli e le sorelle un amore fraterno, ma un amore materno, cioè l’amore più tenero e più forte, il solo amore capace di superare i difetti fisici e morali, le antipatie, gli urti, le indelicatezze, le divergenze di caratteri e di idee. I nostri monasteri, che dovrebbero essere altrettante fucine di questo amore, in cui le consorelle si fondono in un cuor solo e in un’anima sola, lo sono davvero?
Questo esame di coscienza lo stiamo facendo noi, che abbiamo avuto la fortuna dell’incontro con le Sorelle luterane. Ma osiamo proporlo a tutte le Clarisse d’Italia. Chi sa che non riesca a scuoterci un pochino e ad orientarci meglio nell’impresa dell’aggiornamento?
Se non altro, quanto abbiamo scritto potrà essere un invito – come disse Paolo VI a Ginevra – «a riconoscere con lealtà i valori positivi, cristiani, evangelici, che si trovano nelle altre confessioni». Perché «tutto ciò che tende ad avvicinare gli uomini, a far loro superare situazioni storiche sorpassate, affinché collaborino in compiti positivi,tutto ciò non può non essere benedetto da Dio e approvato dagli uomini retti».