In questo numero (editoriale)

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Al centro Tu

 

La Bibbia ci testimonia che il primo effetto del peccato è la paura (cf. Gen 3,10). La paura è il segno dell’essere ancora schiavi di se stessi, di non aver ancora sperimentato la salvezza e la libertà dei figli. Il figlio non conosce la paura, perché ha il padre. «Occorre chiedere allo Spirito Santo che ci liberi e che scacci quella paura che ci porta a vietargli l’ingresso in alcuni aspetti della nostra vita», ci incoraggia papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate (175). La santità è la totale apertura a Dio e alla sua azione in noi, è la libertà di un’esistenza disponibile per Dio e per i fratelli.


Riprendendo alcuni spunti della Vultum Dei quaerere, p. Carlo Serri ci porta a riflettere sulla nostra vita contemplativa come riflesso della vita trinitaria, come incessante ricerca nella storia del volto di Dio, come un essere pròs tòn Theón (Gv 1,1), rivolti verso il Padre a immagine del Figlio Unigenito. La comunione con Dio è frutto non dei nostri sforzi o dei nostri meriti, ma unicamente della fede che si abbandona alla grazia. Siamo sotto il fiotto ininterrotto della grazia e «dipende da noi la nostra vulnerabilità davanti all’azione di Dio», ribadisce dalle pagine di «Lo sguardo» il filosofo e teologo ucraino Aleksandr Filonenko. I santi sono anzitutto i testimoni di una vita piena, che si contrappone alle innumerevoli piccole o grandi paure che assalgono l’uomo di oggi. Guardiamo a Chiara, alle sue figlie (le clarisse di Nardò ci presentano la figura della serva di Dio sr. Chiara D’Amato di Gesù, nel IV centenario della nascita). Guardiamo a Teresa d’Avila, ci invita sr. Emanuela Ghini, che con la sua testimonianza ci può aiutare a rispondere ad alcuni inquietanti interrogativi del nostro tempo.

Più forte è l’apertura e l’accoglienza, più forte è la Presenza. È il cammino del patriarca Abramo, chiamato da Dio ad andare sempre oltre, verso nuovi sentieri (don Sandro Carotta). Abramo ha conosciuto il Signore nella propria storia come misericordia e ora comincia a ragionare secondo Colui che gli parla e con misericordia intercede per gli abitanti di Sodoma. Completano il numero una semplice riflessione sulla visita di Pietro e Giovanni al sepolcro vuoto del Signore di p. Giovanni Boccali, che vogliamo ricordare, a un anno dalla sua morte, anche attraverso la testimonianza di un suo figlio e discepolo, fr. Marco Guida; e la conclusione dello studio di sr. Clara Maria Fusciello sulla legislazione del nostro ordine.

Al centro non siamo noi, ma il Signore. Per questo possiamo vivere da figli – liberi anzitutto dalle nostre paure, come dicevamo all’inizio – proprio lì dove il mondo pensa che non si può, nel buio, nelle difficoltà, nella tomba. Abbiamo alle spalle un Amore grande che ci spinge, proprio come la colonna di nube di Esodo 14, tenebrosa per gli egiziani e luminosa per Israele.

m.m.c.