In questo numero (editoriale)

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Incarnazione e croce

 

Dall’eternità Dio Padre ci ha predestinati a essere «figli adottivi mediante Gesù Cristo» (Ef 1,5). Ogni sua progressiva rivelazione, nella creazione, nell’incarnazione e nella croce del Figlio, nell’Eucaristia e nella storia, è kenosis, abbassamento, pura gratuità, condiscendenza, synkatàbasis, come dicevano i Padri. Incarnazione e croce sono nel disegno di Dio due “tappe” dell’inaudita, incomprensibile misericordia che ci ha salvati: un Uomo-Dio Redentore è al centro del disegno del Padre. Per questo nell’icona della Natività – sempre l’icona dischiude ai piccoli la realtà teologica del mondo di Dio – la grotta ha la forma di una tomba, la culla è un sepolcro e le fasce del Bambino sono le bende di un morto.


Non contrasta allora nel numero l’immagine dell’Ecce Homo, scelta da don Sandro Carotta e sr. Maria Manuela Cavrini, che riprendono la rubrica «Tu sei bellezza», per illustrare la solennità di Cristo Re dell’universo: la sovrana signoria di Cristo si manifesta nell’amore e nel perdono, nel riconoscimento totale dell’altro. Sempre don Sandro Carotta, a conclusione della lettura della prima lettera di Giovanni, ci parla di alcune «vie domestiche», in cui l’amore si fa storia quotidiana. Particolarmente drammatiche e toccanti sono le parole sul Natale di Eugjen Merlika, un ex deportato nei campi di concentramento del regime albanese, cui si aggiunge la testimonianza scritta qualche decennio fa da sua madre, sul Natale del 1951 nel lager di Tepelena.

«Il Natale è la festa dell’umiltà amante di Dio», ha asserito papa Francesco. La risposta dell’uomo a questo atteggiamento kenotico di Dio, anzi, dell’intera Trinità – la kenosis è prima di tutto «un evento celeste nel seno stesso di Dio», come ha evidenziato S. Bulgakov – non può essere che la fede (P. Evdokìmov, «Lo sguardo»). Una fede come quella della Vergine Maria, di cui ci parlano p. Vincenzo Battaglia, che approfondisce il titolo mariano di «Madre della misericordia» e p. Giovanni Maria Boccali, recentemente scomparso, che vogliamo ricordare attraverso alcune sue pagine inedite sulla Vergine, scritte quando era già ospite dell’infermeria provinciale a S. Maria degli Angeli. Maria non ha paura di Dio, ma si espone totalmente alla grazia, sapendo che se si tratta di vita, è una questione del Signore. Non io, ma Tu. Così ha fatto sr. Maria della Trinità, clarissa morta 75 anni fa a Gerusalemme, di cui ci parla p. Giovanni Claudio Bottini, e così Chiara e tutti i santi. È «la logica del Vangelo che è logica di dono, particolarmente dono di sé», afferma la Vultum Dei quaerere al n. 35 (m. Angela Emmanuela Scandella ne termina la presentazione).

Sia così, allora, questo Natale: una crescita di fede, un dare più spazio a Lui e alla sua Parola, perché non siano le cose, le preoccupazioni e le pene, la storia e gli avvenimenti a prendere il sopravvento nel nostro cuore. Fai Tu, Signore, tocca a Te. Ne abbiamo bisogno come dell’aria per respirare.

m.m.c.