In questo numero (editoriale)

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Luce

 

In una recente intervista, la scrittrice non credente Pilar Rahola ha osservato come il cristianesimo stia a poco a poco ritornando alla sua radice, allontanandosi dalla visione “imperiale” legata alla Chiesa di Costantino – una Chiesa che coincide con i territori dell’impero. «Ho l’impressione – nota la giornalista spagnola – che si stia verificando un fenomeno simile a quello che si verificò con il primo cristianesimo, quando quelli che rivoluzionarono il mondo e lo cambiarono furono persone di fede» (Tracce, settembre 2017). Non una religione di potere, ma spesso di perseguitati, dalla violenza della jihad e degli estremisti fino alla sottile cristianofobia che si riscontra soprattutto nella nostra Europa liberale.


«Oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca», diceva papa Francesco al convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel novembre 2015. Ora, in una bellissima e icastica espressione ha condensato quello che è il compito dei cristiani: «La vita della Chiesa è contaminazione di luce» (udienza del 2 agosto 2017). I cristiani sono «gente più di primavera che di autunno» (udienza del 23 agosto), «con un pezzo di cielo in più sopra la testa, accompagnati da una presenza che qualcuno non riesce nemmeno ad intuire» (udienza del 4 ottobre). Non ci è chiesto che di lasciarci coinvolgere nel dinamismo dell’amore di Dio che trabocca verso l’uomo, di «aderire al movimento dell’amore divino e poi sperimentare che esso è vita e luce che scorre e che avanza» (von Balthasar, «Lo sguardo»). Questo e non altro hanno fatto i santi, «persone attraversate da Dio», come le «vetrate delle chiese, che fanno entrare la luce in diverse tonalità di colore» (Angelus del 1 novembre). Così Chiara (sr. PATRIZIA NOCITRA inizia il suo studio su misericordia e santità a partire dalle fonti clariane), Battista da Varano (p. MASSIMO RESCHIGLIAN ci presenta la sua nuova edizione critica delle Istruzioni al discepolo) e all’ inizio della storia della salvezza il patriarca Abramo, che lascia la sua terra per incamminarsi verso la terra di Dio, la terra del dono e non della conquista (don SANDRO CAROTTA apre la nuova rubrica «Alla scuola di Abramo»). Così siamo chiamati a fare noi, con la nostra «storia di persone, una storia che ci porta dentro l’eternità» (le CLARISSE DI CADEMARIO condividono con noi i 25 anni della loro presenza in terra svizzera).

La solennità dell’Epifania, la “ festa delle luci, ta phota” – ce ne parlano don SANDRO CAROTTA e sr. MARIA MANUELA CAVRINI – può aiutarci a riconoscere nell’avventura dei Magi anche la nostra «vicissitudine di cammino faticoso e di accoglienza della luce». Passo dopo passo, «di inizio in inizio, attraverso inizi sempre nuovi» (mons. GUIDO MARINI, a partire dalla famosa espressione di Gregorio di Nissa). Allora anche lo scandalo di un’«Ave Maria» – proposta da una docente all’università di Macerata nell’ottobre scorso per invocare la pace – viene a risvegliare la nostra consapevolezza di credenti sulla forza della preghiera,«una potenza che può mettere paura a qualcuno», «a chi crede più di noi credenti che quelle poche parole smuovano i monti e i cuori tanto da sconvolgere la loro vita» (mons. Nazzareno Marconi). A condizione di essere davvero luce.

m.m.c.