In questo numero (editoriale)

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Gli occhi degli uomini

 

Demos el primer paso, l’invito a fare per primi il passo, è stato il motto scelto da papa Francesco per il suo viaggio del settembre scorso in uno dei più tormentati paesi latinoamericani, la Colombia. Più di 50 anni di guerra civile, sangue, odio e dolore. Quel Crocifisso mutilato di Boyayà – era in una chiesa sul Pacifico in cui nel 2002 trovarono la morte 79 civili, per un attentato delle Farc – dominava la veglia di preghiera a Villavivencio, la sera del venerdì, alla presenza di due vittime, di un ex bambino soldato delle Farc e di una ex miliziana delle forze paramilitari. Tutto era deposto, anche iconograficamente, ai suoi piedi. «Dio è il Signore del primo passo», ha ripetuto in quei giorni il Santo Padre, è l’«esiliato da Se stesso per amore»; il suo primo passo «si chiama Gesù ed è un passo irreversibile» (Bogotà, 7 settembre).


Noi non siamo capaci di amore disinteressato, di sacrificio. Solo grazie allo Spirito possiamo unirci al sacrificio di Cristo, che entrando in Gerusalemme a dorso d’asino si avvia verso la totale obbedienza al Padre e solidarietà ai fratelli (don Sandro Carotta e sr. Maria Manuela Cavrini prendono spunto dall’Ingresso di Cristo a Gerusalemme di Pietro Lorenzetti per parlarcene). L’amore, per la nostra natura, è una realtà totalmente nuova, perché è la vita di Dio rivelata nell’umanità di Gesù. La kenosis e il sacrificio sono nella vita stessa della Trinità e per questo diventano il contenuto spirituale della nostra esistenza (Maria Campatelli ci conduce alla scoperta del significato più vero di sacrificio, per giungere alla comunione, che esprime in radice l’amore del Padre da cui tutto proviene). In fondo «il vero sacrificio è appartenere», rimarca don Emmanuele Silanos, cogliendo un nesso profondo tra verginità e Quaresima nel “sì” all’amore e a ciò che è essenziale che entrambe manifestano. La liturgia ci aiuta a comprendere la vita cristiana e a lasciarci plasmare come uomini e donne “pasquali” (mons. Marco Buscsca). La nostra verità sta nel futuro e ogni Eucaristia, memoria del Regno, ci fa ascendere ad esso.

Anche Abramo, il grande patriarca, conosce una storia continuamente segnata dal paradosso; uomo in cammino verso se stesso, si apre al prossimo nella persona del nipote Lot e diviene il benedetto da Dio, portatore a sua volta di benedizione (don Sandro Carotta). Anche in Chiara santità e misericordia, sponsalità e maternità procedono insieme (m. Patrizia Nocitra), perché solo chi ha incontrato un Volto sa scoprire i volti dei fratelli. Anche a noi sia dato di custodire, «con santo timore e con commozione», il «primo passo» di Dio verso di noi, per donarci senza riserve ai fratelli. «Solo se sperimentiamo questo potere di Cristo, il potere del suo amore, siamo veramente liberi di donarci senza paura» (udienza generale, 22 novembre). Potremo allora arrivare a far nostre le toccanti e appassionate parole che in una poesia giovanile Karol Wojtyła pone sulle labbra del Figlio, in procinto di lasciare lo sguardo del Padre: «scelgo gli occhi degli uomini, colmi d’una luce di grano» («Lo sguardo»). Santa Pasqua a tutti!

m.m.c.