In questo numero (editoriale)

_____________________________________________________________

L'isola al di là del mondo

 

Ascensione del Signore, Pentecoste, Santissima Trinità: tre solennità che si susseguono a ruota nel calendario liturgico e che ci dicono di un Dio che sconfina dalla nostra parte e che invade con la sua imprevedibile ricchezza la nostra povera esiguità. Si ostina a coinvolgerci nel gioco delle relazioni divine e ci fa vivere fin da ora nel regno dell’eccedente, dell’imponderabile, del soprannaturale. Ci parlano dell’Ascensione e della Pentecoste don Sandro Carotta e sr. Maria Manuela Cavrini per la rubrica «Tu sei bellezza», mentre il patriarca Bartolomeo propone alcune riflessioni sullo Spirito Santo nella Scrittura, nei Padri e nel mistero della liturgia della Chiesa. Madre Maria Geltrude Arioli, a sua volta, presentandoci la figura della beata Itala Mela, si sofferma sul dono dell’inabitazione trinitaria che tutti riceviamo con il battesimo.


Finché il Signore risorto starà alla destra di Dio, non cesserà mai di effondere lo Spirito su questo nostro mondo asservito e contaminato; e finché lo Spirito investirà la terra, sussisterà la Chiesa, che è il modo di esistere di Dio comunicato agli uomini, la rivelazione dell’umanità nuova. La vita guidata dallo Spirito è quella dei figli di Dio e il battesimo ne è la «porta»: «esso […] prende gli uomini morti e corrotti e li introduce nella vita» (Nicola Cabasilas). Come Abramo nella sua notte impara ad alzare lo sguardo e a fare memoria della potenza di Dio (don Sandro Carotta), così anche noi – ha richiamato papa Francesco lo scorso gennaio ai sacerdoti e ai consacrati nella cattedrale di Santiago del Cile – non dobbiamo mai dimenticare, nelle ore dello smarrimento, che «la terra promessa sta davanti, e non dietro» e che «la promessa è di ieri, ma per domani».

È una questione di vita. Anche lo studio di sr. Clara Maria Fusciello, che ripercorre il formarsi di una legislazione unitaria all’interno dell’ordine delle clarisse, a partire dal primo codice di diritto canonico fino alla Vultum Dei quaerere, ci dimostra che la storia è maestra di vita e ci apre al futuro. La vita è alla base di tutto, perché Dio non è “solitario”, ma esiste in modo relazionale e la relazione è vita, è amore. Noi siamo icone della Trinità e la nostra vocazione è riprodurre sulla terra l’amore reciproco che fluisce incessantemente tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Se manca l’amore mutuo, non possiamo confessare autenticamente la fede nella Santissima Trinità. Come afferma il vescovo ortodosso Kallistos Ware, «o amiamo gli altri a immagine del Dio Trinità, o condanniamo noi stessi al vuoto». «Sartre ha torto: l’inferno non sono gli altri – sono io separato dagli altri, rifiutando di relazionarmi, negando la Trinità». Kallistos di Diokleia conclude citando sant’Isacco il Siro e la sua isola al di là del mondo. La trovate nelle pagine centrali di «Lo sguardo».

m.m.c.